02_Esplorazioni, Colombo e Columbus Day

02_Esplorazioni, Colombo e Columbus Day

Novelli colombo, arrivati in piena estate. Questi eravamo. In una Pacific Grove piena di altri come noi che giravano incerti. Con o senza valigie per l’unica via del centro della piccola cittadina californiana e per il trial poco distante che collega la piccola cittadina alla poco più grande Monterey, città che conoscevamo per via dei suoi famosi festival, quello Pop e quello Jazz. Inutile elencare i musicisti attivi nei due festival. Diciamo i migliori nel tempo a partire dalla fine della seconda metà del secolo scorso. Di quello pop ci sono degli splendidi murales nella cittadina vicina di Sand City [vedi mia foto del murales di Jimi-Johnny Allen Hendrix].

Subito ci colpirono almeno due cose. La prima che qui non si può parlare di grande densità urbana o di centro storico, il mio era un errore linguistico dovuto solo ed esclusivamente alla nostra cultura europea, poiché la densità è impossibile ad aversi con case in forma di villini con al massimo 1 piano oltre al piano terra (e non tutte hanno il secondo piano!), la seconda (il centro storico) improbabile se non si hanno nemmeno 150 anni di storia ed una piazza al centro dell’agglomerato. Ma sia la via del downtown, questo il termine che usano in luogo del “centro”, che il trial avevano una cosa in comune: erano entrambe zone di passaggio (non di passeggio) e con i maggiori flussi residenziali e turistici. A downtown ci sono casettine (tutte di legno!) molto carine, spesso piccole e con giardini risicati, ma molto colorate e caratteristiche con una grande e larga strada a due corsie separate da parcheggi ai cui lati trovano posto attività commerciali quali negozi, pub, ristoranti con varie cucine etniche, banche, gallerie d’arte, un cinema, salone da barba ed alcune scuole di ballo. Questa via si chiama Lighthouse avenue e quello sembra essere il punto di riferimento anche ideale, costruito intorno alla seconda metà del milleottocento (Point Pinos Lighthouse, 1855 – indicato anche su Google maps in questi termini, vedi immagine). 

La città è proiettata sul mare, pardon sull’oceano (Margruss), slanciata da un gomito di terra. Solo più in là trovano posto e sede il Municipio con la sua torretta rossa, la Polizia e i Vigili del fuoco, entrambi sulla grande arteria di Pine avenue, dotata di semafori e di una grande e molto bella elementary school, dagli score alti e performanti (Robert H. Down elementary school). Ma per il momento la scuola era un obiettivo e non una certezza. Più alla nostra portata era il trial e la Ocean View Boulevard. Questi nastri rispettivamente di sterrato e di catrame erano veri e propri nodi di smistamento di flussi automobilistici, ciclistici e pedonali. Il trial una strada sterrata in alcuni tratti pavimenta e dotata di pannelli istoriati, per raccontare della nascita della cittadina e delle sostituzioni etniche nel tempo, prima nelle modalità insediative poi nelle modalità produttive, con l’introduzione della pesca da parte dei cinesi e la loro successiva sostituzione con gli italiani, soprattutto siciliani, dopo la messa al bando (una triste pagine di mancata integrazione!). Ma anche curiosità, murales e il grande protagonista storico John Ernest Steinbeck, con il suo amico ed ispiratore Edward Flanders Robb Ricketts. Il trial passa vicino allo splendido Acquario di Monterey e alla Hopkins Marine Station per arrivare a Lovers Point, mostrando a raffica tante piccole spiaggette di sabbia e roccia, di cui le più gettonate sono senza dubbio quella dopo la stazione marina, famosa per essere la spiaggia protetta dei see lions, animali fantastici e flemmatici dalle varie tonalità di bianco, grigio e marrone che riposano inerti al sole. Spiaggette affollate sono invece quelle di Lovers Point, dove residenti e turisti si contendono il posto con i surfisti, proprio sotto la strana barchetta con la prua di cigno che reca una scritta dialettale “Margruss”, che nel mio dialetto vuole dire mare grosso e che credo sia proprio la definizione che i siciliani diedero dell’oceano. Ma questa è una mia inferenza. Al momento non ho notizie a riguardo. Chi conosce solo il mare non può che ricadere sempre nell’errore di vedere con i propri occhi e con le proprie immagini tutto quanto un nuovo mondo propone. Mar gruss. Gruss assai. Forse lo era per loro, sicuramente lo è per noi. Magari è solo una grande metafora, stratagemma linguistico che il meridione d’Italia si è dato per creare una propria retorica della quotidianità. Ma queste sono divagazioni teoriche che poco si addicono al pragmatismo americano che ora cominciava a permearci.

Non era la teoria a colpirci, ma la pratica e i nuovi costumi con cui veniamo ad imbatterci. Alimentano la nostra curiosità. Quanto sono diversi da noi che ci facciamo mille fisime e paranoie. Qua sono tranquilli. Li vedi in spiaggia con felpa ed infradito, i genitori e con le maniche corte e il costume i figli, che nell’oceano si bagnano e dopo tremano dal freddo, senza che il genitore se ne preoccupi più di tanto. Non lo capiremo mai noi italiani! 

Poco distante dal trial un grande supermercato, nemmeno tanto grande. Dal nome italiano e dai prezzi abbastanza alti, anche per chi come noi vive a Venezia. Ad Andronico vendono di tutto. Ci sono molti prodotti italiani, biologici (pardon organic!). Sembrerebbe un posto radical chic. Ma qui sono in molti ad avere redditi molto alti e quasi non vedi la differenza. Non è che da come sono vestiti ti accordi molto! Tra i tanti prodotti mi colpiscono dei cartoni contenenti la legna. Un piccolo cartone costa dai 9 ai 17 dollari, tanti soldi per un paio di ceppi di legno, e per giunta in un luogo dove imperversa l’eterna primavera! Qui non nevica e la temperatura non si avvicina allo zero Celsius. Si lo so che usano i Fahrenheit, ma proprio mi dà fastidio fare sempre la conversione! Siamo arrivati da poco! Comunque fuori, davanti all’ingresso ci sono in bella mostra questi cartoni con pezzi di legna. Andronico al suo interno è un comune supermercato americano e somiglia ai nostri, ma con i cibi e le marche americane in predominanza. Anche reparto rosticceria diremmo noi. Ci sono anche bagni pubblici in buone condizioni, come in molti parchi-playground della città.

Noi, come il mozzo di Colombo che aveva per primo avvistato terra, eravamo iperattivi. Svegli alle 5 del giorno dopo l’arrivo, pronti per scoprire il nuovo mondo. Per aprire una nuova porta. Per scrivere una nuova storia. Pronti per andare, ovunque sia. Quando non sai dove andare non ti puoi perdere, no! Poi noi avevamo una guida locale. Non nativa, ma pur sempre informata. Elena c’era già stata prima. Nelle poche settimane aveva lavorato e conosceva qualche strada. Già è qualcosa. Avevamo una stella polare. Pochi punti di riferimento. Altro aspetto che ci rincuorava, poi, era che appena arrivati eravamo in una casa meravigliosa, poco lontano dal faro e con vista sui campi da golf. Ce ne sono molti qui. Una casa per noi sarà a lungo la casa più bella di Pacific Grove.

Dopo aver fatto colazione con quello che c’era e che i padroni di casa ci avevano lasciato gentilmente, eravamo pronti per fare un primo giro esplorativo ed a seguire uno di servizio. Trovate delle biciclette in garage, eravamo ormai attrezzati per uscire, ignari delle curve di livello e delle salite. Una volta fatta esperienza di queste, però, ci eravamo subito rafforzati (ottimisticamente!) nella convinzione che seppur faticose al ritorno sarebbero però diventate riposanti discese. Un facile ritorno. Chissà! Dovevamo trovare casa e soprattutto prima vederle. Elena era ormai un cacciatore di occasioni. Passava dalle ricerche su internet al contatto diretto dei proprietari e delle agenzie, candidandosi a vederle (anche per vedere le case devi fare applications e compilare un sacco di moduli con un sacco di domande imbarazzanti con tanto di prova relativa a l tuo stipendio e reddito. Alla faccia della privacy.! Qui non vogliono sorprese. Pagare vedere cammello! Si direbbe in un’altra latitudine. Io stavo con i piccoli. Elena telefonava senza sosta per vedere appartamenti e per capire di più sui dettagli di questi. Il tempo di sparare una decina di telefonate e mail ed eravamo fuori. Prima meta vedere il quartiere dalle case belle e isolate, circondate da campi da golf, in cui ci trovavamo. Coral street la partenza. Del Monte Boulevard, … Ocean View Boulevard, il rassicurante e meraviglioso trial, dove eravamo gregari di altri ciclisti più o meno attrezzati, passando per l’Acquario di Monterey, Cannery Row fino al porto da lasciare dopo il Presidio per inoltrarsi nel centro di Monterey. Erano 5-6 miglie di pedalate e poi su per Abrego street e la salita di Munras Avenue, la grande strada che si apriva ai flussi in uscita dall’abitato (la Cabrillo Highway) e al grande centro commerciale della zona, Del Monte. Abbandonata la strada ora affollata per un piccolo trial, con le bici al lato, come cavalli con le briglie libere a riposo, avevamo due obiettivi, vedere nuovi posti ed acquistare una carta telefonica. Dovevamo telefonare per trovare casa e per capire delle scuole. Farlo con le nostre schede italiane era troppo costoso ed avevamo ormai finito la carta internazionale comprata in un tabacchino a Venezia. Andammo allo store di AT&T. Una ragazza bionda ci accolse (ci capiterà sempre lei anche le volte successive con alterna fortuna negli esiti!) ed interagimmo a lungo con lei. Volevamo sapere tutto, anche perché non è come da noi. I contratti sono diversi. Io mi staccavo spesso per stare con i piccoli, che si annoiavano a dismisura in quel posto dove non capivano una parola. Alla fine acquistammo due schede telefoniche americane con un contratto AT&T a 30 dollari al mese. Non era un affare, ma c’era poco da scegliere! Avevamo ormai spuntato un obiettivo, ci sentivamo un po’ più americani ed avevamo … fame. Decidemmo di andare a mangiare il nostro primo hamburger, decisi ormai a salutare per sempre la millenaria cultura culinaria italiana. Ci posizionammo vicino al fuoco. Era una primavera un po’ freschetta la nostra estate. Quattro hamburger per 62 dollari mancia compresa. Se non paghi almeno il 15% del costo del pasto ai camerieri sei un mostro. Possono essere anche dei cani nel servizio, ma non possono non essere pagati! Elena prese subito appuntamento in banca. Tra le tante Banche scegliemmo una che era molto nitida nell’immaginario collettivo, la Bank of America. Appuntamento per lunedì. Avevamo qualche giorno in mezzo. Soddisfatti del panino, anche se la cipolla rossa ritornava prepotente nell’alito e nell’esofago. Sazi e confusi per i forti colpi inflitti al fegato ce all’intestino con tutte quelle salsine e con le micidiali patatine fritte fritte. Ecco ora ci sentivamo ancora più americani. I vicini di tavolo, all’aperto, erano di big size. Ulteriori paranoie sul futuro in questo nuovo continente con questa nuova alimentazione! Ora dovevamo ritornare a casa e il giro in bici non sarebbe stato breve. Ora lo sapevamo. Rifacemmo la strada al contrario. Ci rassicurava fare la stessa strada. Faceva fresco. Piumone o felpa erano necessari, come prima era stato necessario mangiare vicino al fuoco al ristorante. Non era la nostra idea della California. Ma come si dice, solo gli idioti non cambiano idea. Nel nostro caso avevamo avuto l’ennesima conferma. Non potevamo persistere nell’errore. Certo un po’ di delusione c’era. Una certa marezza. La pensavamo più calda. Altro che Baywatch! Non saremmo mai andati a torso nudo! 

Lungo il trial al ritorno facemmo sosta a vedere i see lions. E che cavoli! Eravamo pur sempre appena arrivati. Un po’ di sano turismo. Le tappe solite andavano consumate. Per questo subito dopo andammo a Lover Point, dove salimmo sulle rocce e vedemmo scoiattoli e tanti corvi. Lo facevano tutti. Lo abbiamo fatto anche noi. Era effettivamente molto bello. Volavano sulle nostre teste cormorani, pellicani, piccioni e gabbiani.

Eravamo a fine luglio in America, … con quasi 2 mesi di anticipo sull’esploratore genovese coraggioso ma anche un pochino confuso (si l’India! Forse i nativi d’America facevo gli “indiani” avendo capito come si metteva! Ahahah Una battuta europea che qui potrebbe apparire molto politicamente scorretta). Lui, Colombo (forse l’ispettore Colombo si chiama così perché anche lui è un pochino confuso!), arrivò solo il 12 ottobre a San Salvador (un’isola delle Bahamas). Noi eravamo più a ovest. California. La conquista del west si farà solo qualche secolo dopo. Noi non lo sapevamo ancora ma più tardi avremmo a nostre spese scoperto che esiste una ricorrenza dedicata proprio a lui, il Columbus day, in cui le scuole e gli uffici pubblici sono chiusi. Una festività alquanto discussa. Il navigatore genovese scopritore del Nuovo Mondo è anche ricordato come l’iniziatore dello sterminio dei nativi d’America, quelli che noi continuiamo a chiamare erroneamente ancora indiani, ben sapendo che non lo sono. Un errore linguistico che si protrae da oltre 500 anni, un orrore coloniale che ha ancora segni vividi qui. Nonostante la ricorrenza fu celebrata per la prima volta dagli immigrati italiani a San Francisco nel 1869, e riconosciuta formalmente come festa nazionale dal presidente Franklin D. Roosvelt nel 1937, dal 2017 a Los Angeles, è stata sostituita da una giornata per commemorare «le popolazioni indigene, aborigene e native», cadute vittime del genocidio compiuto proprio a partire dalla scoperta del navigatore genovese. L’attenzione ad onorare “i nativi americani, la loro resilienza e i loro contributi alla società americana” verrà ribadita anche l’8 ottobre 2021, dal presidente Joe Biden. Insomma, una festa partita male. Una festa forse riconosciuta più per riequilibrare i rapporti diplomatici con l’Italia e con gli italiani in America che per ricordare l’esploratore, soprattutto a seguito dell’uccisione di una decina di immigrati italiani nel 1892. Il Columbus day era diventato nel tempo anche un modo per insegnare gli ideali patriottici americani oltre ad essere un momento di grande folklore per gli italo-americani soprattutto della parte est degli States. A New York si facevano parate sulla Quinta strada, con carri e figuranti (Columbus Day Parade). La ricorrenza accumuna(va) tutte le Americhe ed ancora lo fa nonostante le polemiche, dalle Bahamas alla Costa Rica, dagli USA al Venezuela. 

Noi di certo non sapevamo che si festeggiava e che si festeggiava anche in Europa, almeno in Spagna (“Día de la Hispanidad”, Giorno della Ispanità) ed in Italia, da noi precisamente il 12 ottobre (la Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo). In Italia era stata istituita dal governo nel 2004 (penso il Governo Berlusconi II, se non sbaglio … una vita fa!) per celebrare il ricordo della storica impresa. Noi, lo giuro, non ce ne eravamo accorti prima d’ora. Anzi lo veniamo a sapere qui in America che si festeggiava sia qua che in Italia. Non si finisce mai di imparare. Ed è proprio vero che si impara molto viaggiando!

Quello che ci incuriosisce del Columbus Day è che c’è una eterogenea platea di soggetti che vi si oppongono. Anzi dire eterogenea è dir poco. Si oppongono da una parte coloro che rivendicano i diritti e quanto sostenuto dai nativi americani dall’altra anche il Ku Klux Klan, per motivi ideologico-religiosi atti ad affermare la cultura protestante su quella cattolica che sostiene la ricorrenza. Mah! Quà la faccenda si fa complessa. E noi siamo appena arrivati. Basta così. Noi abbiamo altri pensieri per la testa. Ora dobbiamo fare tamponi e cercare case. Anche vedere per le scuole. E sono tre cose che richiederanno molto impegno, sudore e forse … qualche bestemmia.

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